Questa non è la cronaca di un ottimo tempo e neanche di un buon tempo, ma è il racconto di una ‘tapasciona’ di 50 anni innamorata della corsa che domenica 29 Aprile 2012 ha corso la sua prima mezza maratona a Nizza.

L’ha corsa assieme ad altre sei donne e al marito di una di loro (cinque di queste donne erano anche loro alla loro prima mezza maratona, mentre un’altra ha corso i 10 km). Mio marito era con noi ma non correva. Preciso anche che siamo alcune delle donne che si allenano con una grande coach: Julia Jones, che penso sia conosciuta ai più, ma per chi non la conoscesse è una persona speciale, mia coetanea, che ha già corso 33 maratone e che da anni e anni trasmette l’amore per la corsa a tantissime donne. I numeri non li conosco ma il suo ‘Corso di corsa’ ogni anno, peraltro in diverse città, riscuote sempre molto successo.

E poi è anche una grande triatleta. Veramente una top.

Ma torniamo alla corsa. La scelta di Nizza come debutto nella mezza maratona nasce dal volerla fare in un bel posto: ci affascina l’idea di correre su un bellissimo lungomare al sole, in Costa Azzurra, insomma vogliamo sì correre ma stavolta cerchiamo anche il contorno. Mattina della corsa: sveglia alle 7 per mangiare con calma prima della gara. Piove.

Lo sapevamo: lo dicevano le previsioni! Noi ci consoliamo pensando che così avremo meno caldo. Mi sono allenata nell’ultimo mese e mezzo con Patrizia, una delle cinque donne. Lei è un po’ in ansia. Io no. La corsa ormai è il mio hobby: mi rilassa e non mi stressa mai. Scendiamo nella hall dell’albergo per “confezionare” i nostri capi esclusivi. Il giorno prima, su grande idea di Paolo, marito di Patrizia, abbiamo comprato un rotolo di 10 sacchi neri della spazzatura e con elevata abilità sartoriale li abbiamo tagliati per fare tanti mantelli, anche con cappuccio, da mettere sopra i pantaloncini e la canotta durante il km e mezzo che ci separa dall’hotel alla partenza. Marinella, che di mestiere ha una sartoria per abiti di alta moda, ci guarda e ride come una matta. Ad un certo punto piove a catinate. Poveri noi! Poi però la pioggia si calma. Andiamo alla partenza arrotolate come involtini (io in realtà sono qualificabile come involtone) in questi sacchi neri. Indubbiamente ci facciamo notare.

Consueta fila ai bagni, neanche tanto lunga, e poi decidiamo che è già ora di toglierci il capo esclusivo e facciamo la foto di gruppo con bandiera nazionale prima della partenza. Stringiamo i lacci delle scarpe e via dentro alle griglie della partenza. Noi siamo nella terza, cioè l’ultima. Qualche asana di yoga e un po’ di stretching ma lo spazio per muoversi è davvero scarso. Alcuni uomini si ‘liberano’ facendola fuori dalle grate che delimitano i runners. Pare sia un’abitudine consueta. Noi donne non possiamo e io e Marinella un po’ li invidiamo perché ci scappa di nuovo! Poi passerà. Musica a tutto volume e speaker che urla che si parte. Cerco i pacer ma non li vedo. Ma dove sono? Paolo che è alto mi dirà che li ha visti davanti all’inizio della partenza. E allora cari francesi fate apposta. Se anche il pacer più lento, quello da 2 ore che avrei tanto voluto almeno vedere, me lo metti davanti … io non lo raggiungerò mai con tutta la folla. E infatti non lo vedrò mai. Ore 9.30 VIA si parte.

Sotto al passaggio del pallone accendo il mio grande amico di nome Garmin. Come sempre all’inizio c’è un’enorme folla, anche perché siamo insieme a tutti quelli che faranno la 10 km, che avanza lentamente come un bruco colorato. Saprò solo dopo che in totale siamo circa 5000. Berretto in testa per la pioggia, per ora leggera, e corro piano all’inizio dentro a questa folla davvero nuova per me. Da subito iniziano a vedersi gli slalomisti, gli indecisi, quelli che ti superano a destra, poi vanno a sinistra, poi tornano a destra, insomma non avendo una linea retta davanti cambiano continuamente direzione e te li ritrovi un po’ fra i piedi. Ma decidetevi per favore: ho paura di inciampare. Altra peculiarità: il mondo dei runners è diviso tra chi al mattino si lava come sempre, si mette il deodorante e indossa una canotta o maglietta pulita e chi invece, con la scusa che tanto si suda, non fa nulla di tutto ciò e parte. E poveri quelli che corrono dietro a costoro. Puzze inenarrabili e, mi dispiace dirlo, moltissimi sono uomini. Almeno queste puzze ti costringono a qualche allungo per superarli: non si può correre per km dietro ad una pattumiera! Dopo un pezzo di lungomare si svolta a destra in Rue Gambetta. Un nome evocativo e adatto a quello che stiamo facendo girare adesso: le nostre gambette! Inoltre, Rue Gambetta è in salita, anche se all’inizio è leggera. PLIN, 1k (6’ 27”). Ok. Con quella folla di meglio non si poteva fare. Mentre corro in salita sento che piove di più: pazienza.

Paolo e Patty, marito e moglie, li vedo nei dintorni: faranno tutta la gara assieme (carinissimi). Rue Gambetta continua a salire: passiamo sotto alla superstrada nel sottopasso. PLIN, 2k (6’ 12”). Ed era tutta in salita. Mi piace e inizio a divertirmi. Ora si gira a destra in Rue Trachel e vedo già che tanta gente a bordo strada ti incita. Folla affettuosa e gioiosa. Non faccio molte gare competitive e la cosa è molto piacevole. La pioggia cala un po’ e mi tolgo il berretto che infilo nella pancia. Ora per un po’ si scende. PLIN, 3k (6’ 02”). Vai Paola. Si accelera. Qua la via è più stretta e ci sono ancora quelli che cambiano idea: un po’ corrono sul marciapiede e un po’ in strada. Altro sottopasso sotto la stazione, anzi sembra una galleria.

E’ lunghissima e vedo che il Garmin rischia di spegnersi quindi accelero per uscire da quel buco nero. Sto bene: davvero mi diverto e le gambe girano. Arriviamo di nuovo sul mare e ora vedo la folla a bordo strada. Sono i tanti amici e parenti che aspettano i loro cari per farsi fotografare al km 4. Si gira a sinistra e via verso la parte vecchia della città. PLIN, 4k (5’ 57”). Ma allora posso sognare anche io! Qua vedi che il mondo è ancora una volta diviso in due. Dall’altra parte della strada, considerato che il tragitto lo prevede, vedi le prime gazzelle africane che stanno già tornando indietro dal giro che ti aspetta nel porto. Loro sono all’8°/9° km e tu al 4 km! Bellissimi, sguardi fieri come guerrieri degli altipiani e con gambe lunghissime che sembrano non posarsi neanche in terra. Loro corrono sulle punte. Tu affondi come un elefante. Li vedi solo per pochi secondi. Vanno a meno di 3’ al km. E tu sembri fermo e invece stai facendo del tuo meglio per correre. Comunque anche io mi sento un leone, anche se proprio leone non sembro. Piuttosto assomiglio a un caribù dato che per come corro, posando a terra sempre e solo le piante dei piedi, faccio casino come un branco di caribù. Capisco e mi rendo conto che non sarò mai una gazzella! Comunque qua ci sono solo saliscendi. PLIN, 5k (6’ 01”). La strada risale ancora e al 5,5 km appare il primo ristoro. Devo bere in tutti i ristori mi sono detta e quindi accosto e di fatto mi fermo qualche secondo anche perché non sono tanto abile a bere al volo. Un bicchiere di acqua, subito non vedo altro, e riprendo. Vedrò dopo negli altri tavoli anche la coca cola e le arance. Riprendo a correre cercando di schivare centinaia di bicchieri di plastica e di bucce di arancia. Ci manca solo che scivoli ora e addio sogno di finire la mia prima mezza. Ancora salita: mannaggia. Mi dico che dietro ogni salita c’è una discesa. A volte non sembra e ti senti sempre come in un quadro di Escher. PLIN, 6k (6’ 29”).

Con salita e stop al ristoro cosa pretendo come tempo! Il panorama cittadino si vivacizza, c’è sempre gente ai lati della strada che ti incita e i saliscendi continui non ti lasciano tanto tempo per pensare. Paolo e Patty sono sempre nei miei paraggi. Li scorgo subito con la loro maglia bianca uguale della Podistica Rubierese. Sono la mia coperta di Linus. Distanti ma vicini. PLIN, 7k (5’ 49”). Il porto si avvicina e adesso la folla iniziale inizia a diradarsi. Diciamo che ne vedo tanti davanti a me e quindi capisco che la velocità altrui è ben diversa. Non vedo però chi sta dietro. Ce ne saranno bene mi dico. Altra discesa. PLIN 8k (5’ 51”). Che bello 2 km di seguito con tempi inferiori ai 6’/km. Il km successivo è in salita decisa, lo avevo capito prima dal percorso, ma per adesso sto bene e non mi pesa. PLIN 9k (6’ 03”). Dai Paola. Si è di nuovo vicino al lungomare e si vedono tanti con il pettorale azzurro dei 10 km già arrivati che ritornano a piedi con la medaglia al collo. Ormai non piove più e il caldo inizia a farsi sentire. Al bivio, 10 km a sinistra e 21 km a destra, Patrizia ha un attimo di sbandamento e chiede ‘Dove?’. Poi piega a destra come tutti noi. PLIN, 10k (5’ 58”). Passo i 10k in 1: 02’ 15”. Non è certamente un tempo da record e anche io tapasciona pura ho fatto di meglio in altre gare, ma è anche vero che non ho voluto spingere. Me ne mancano ancora 11 di km e le gambe devono reggere bene. Ho la fortuna di conoscere le sensazioni che manda il mio corpo e finora tutto è stato molto positivo. Ma quanto è magica la corsa! Inizia la nostra seconda metà che sarà tutta sulla Promenade des Anglais che significa il Cammino degli Inglesi. Questa lunghissima passeggiata, costruita a metà ‘800 appunto dagli inglesi, è il marchio di fabbrica della città. Ed è anche il suo grande punto di forza. Distesa lunghissima di spiaggia con ciottoli bianchi e mare azzurrissimo. Un’autostrada pedonale sul mare, lunga oltre cinque chilometri e larghissima e che si estende dall’aeroporto al porto. Neanche una terrasse di un café o di un ristorante sul lato sul mare: tutto lo spazio è calpestabile dai piedi, o dai pattini a rotelle o dalle bici, nella corsia a loro riservata.

Mentre corro quasi neanche mi accorgo del 2° ristoro e all’ultimo minuto afferro un mezzo bicchiere di the senza sapore e secondo me neanche tanto zuccherato. Dopo poco vedo correre in senso opposto le gazzelle africane ma non si tratta dei primi: saprò solo dopo che il vincitore ha chiuso in 59’ 57”. Quando lui varcava il traguardo io non avevo neanche finito i miei primi 10km. Incoraggiante. Applaudo e li incito. Quando li vedo peraltro mi commuovo sempre. PLIN, 11k (5’ 54”). Ho un momento di crisi. Mi ascolto e mi chiedo il perché. Poi capisco che il sole, che è uscito e che piace a tutti, a me disturba un po’. Vedo Paolo e Patrizia circa 50 metri avanti e a quel punto mi sforzo e, allungando il passo, li raggiungo. Mi danno sicurezza anche se sto sempre zitta e non comunico mai nulla. Nel frattempo sul lungomare i runners che ritornano già indietro aumentano sempre di più. Questi sono quelli che finiranno in 1: 20’ / 1: 25’. Mentre corro faccio tanti calcoli tanto non ho nulla da fare e questa attività mi rilassa. PLIN, 12k (5’ 56”). Questo lungomare è davvero infinito. Adesso passo il tempo guardando gli aerei in lontananza che atterrano e decollano. So che dalle parti dell’aeroporto gireremo per tornare indietro verso il 15mo km. Tanta strada mi aspetta ancora. PLIN, 13 k (5’ 57”). Difendo la posizione e mi guardo intorno. Ora c’è meno folla sia come runners che come spettatori. Dall’altra parte vedo passare Fabio, un carissimo e speciale amico della mia giovinezza, e apro finalmente bocca per salutarlo e gridargli ‘Forza Fabio’! Vuole finire in 1: 40’ circa e so che ce la farà. Bravissimo. PLIN, 14k (5’ 53”). Dai Paola. Ma questi inglesi quanto camminavano a metà ‘800. Ora ho messo il pilota automatico. Il percorso non è affatto in pianura dato che sale e scende anche se dolcemente. PLIN 15k (5’ 59”). Finalmente vedo il pallone con il check point per girare. Bip bip bip bip: tutti sul tappeto.

Curva a U e via di nuovo. Il Garmin dice che siamo a 15,55 km. Forza Paola. Hai ancora circa 5,5 km e poi hai finito. Mi carico pensando che non ho una maratona davanti a me. Ma come fanno quelli che corrono 42,195 km! Vedo il 3° ristoro. Meno male. Penso che mi merito uno stop e quasi quasi vorrei sedermi a prendere il sole. Bevo un mezzo bicchiere di coca cola e poi un mezzo bicchiere di un liquido azzurro color puffo. Chissà cosa è! Mah. Alla fine a malincuore riprendo a correre. PLIN, 16 k (6’ 28”): certo che sono stata più lenta. La pausa al ristoro si vede. Comunque ci voleva. E riparto trotterellando come un ciuchino sempre con un orecchio attento al ginocchio operato e alle piante dei piedi che solitamente a questo stadio in termini di km percorsi mi fanno sempre male. E invece oggi tutti questi pezzi del mio corpo stanno buoni buoni quasi avessero capito l’importanza del momento. Mi chiedo se me la faranno pagare poi. Non pensiamoci. Dove sono Paolo e Patrizia? Eccoli nei paraggi. Anche loro hanno bevuto al ristoro e quindi svizzeri come non mai riprendiamo sempre in silenzio. PLIN, 17k (6’ 06”). Adesso sento anche un’altra salita. Dopo un po’ incrocio Mila che arriva dall’altra parte. Mi vede e chiede ‘”Si gira?”. Le dico sì e aggiungo che si gira fra circa 1 km ma lei non sente quest’ultima informazione. Poi vedo Angela che mi saluta e non chiede nulla. E poi dopo Marinella che anche lei mi vede e fa un cenno di saluto senza parlare. Qua si risparmia tutto e le capisco. Arrivano i km dove dovresti essere sempre più felice. PLIN, 18 k (5’ 58”). Guardo il mare e vedo che è di un azzurro imbarazzante. Abitare in pianura padana ha un vantaggio, anzi diciamo una particolarità, a seconda dei punti di vista. Il tuo mondo piatto e in bianco e grigio – neanche nero – ti fa amare il resto del mondo che è con saliscendi e a colori. Io questo azzurro l’ho visto solo alla Cappella Sistina e a Catania quando vivevo là. Poi mai più.

Ora vivo e conosco appunto tutte le tonalità di grigio, dal bianco latte sporco a quello scuro, ma quando esco a correre non vedo mai questo azzurro. PLIN, 19k (6’ 07”). Vorrei tanto essere più veloce ma davvero inizio a patire questa distanza mai fatta. Insomma entro ufficialmente dentro il mio ignoto in termini di km. E che ignoto. Mi riprometto di correre veloce l’ultimo km! Promessa da marinaio che farò fatica a mantenere! A 19,5 km pronuncio con Paolo, di fatto nei miei ricordi, le uniche parole di tutta la gara: “Ho finito la benzina”. E lui con grande flemma mi dice che la gara è quasi finita. PLIN, 20k (6’ 01”). Vedo un pallone blu ma mi accorgo che è troppo vicino e non può essere l’arrivo. E infatti quel pallone è quello della partenza.

Qua ancora non si vede nulla. Ma quando si arriva? Stringo i denti e forzo un po’ la mano ma non come mi ero ripromessa nei miei sogni. PLIN, 21k (5’ 39”). Adesso vedo bene l’arrivo. Paolo e Patrizia sono davanti a me di pochi metri e si prendono per mano. Varcano il traguardo e io li seguo a braccia alzate a 3-4 secondi di distanza. E’ finita! Patrizia piange dalla tensione e uno degli addetti all’arrivo le chiede se sta bene. Poi capisce che è solo emozione. Io dall’entusiasmo mi dimentico di spegnere il Garmin e lo farò circa 20” dopo. Il mio REAL TIME che imparerò solo l’indomani è 2: 08’ 02”. Tempo da tapasciona pura ma sono contenta perché nella mia prima mezza volevo stare sotto le 2 ore e 15’. E poi penso che ho 50 anni, che non sono un fuscello (64 kg per 160 cm) e che comunque se 16 mesi fa (e anche 14 kg fa) mi avessero detto che avrei corso di filato così per 21,1 km li avrei presi per matti. Poi penso che se avessi gestito meglio la colazione e le riserve di zuccheri forse avrei fatto meglio. Pazienza: sbagliando si impara. Sto benissimo e non mi fa male nulla. Questo è importante. Qualcuno mi infila una medaglia al collo e mi complimento con Patty e Paolo. In silenzio sono stati molto importanti per me.

Adesso ci vuole lo stretching se no mi guasto. Mangio mezza banana e sul posto inizio a stirarmi come un gatto. Ci voleva. Piano piano arrivano le altre amiche di questa avventura. Mila, Angela, Marinella, Marilena. Simona, grandissima anche lei con male al ginocchio, ha fatto i 10k e l’avevo vista lungo la transenna dell’arrivo che mi incitava. Quando vedo arrivare le prime tre ritrovo Marco, mio marito, che sta cercando di fotografarle tutte e quindi adesso fa appunto le foto anche a loro. Sono state eroiche. Mila ha corso con una grossa botta, fresca di una settimana, alle ginocchia causa caduta. Marilena ha corso con un’unghia che le faceva male, quasi staccata, e tante vesciche. La loro mezza vale doppio. Io non sarei mai riuscita. E poi Angela e Marinella che erano anche loro alla prima mezza maratona e che corrono da poco.

Bravissime e grandi compagne di avventura. Grazie a tutte a tutti.

Peccato che tra le foto ufficiali della gara, tutte e tutti abbiano quella dell’arrivo sotto al pallone con il cronometro in vista e io no. Mi dispiace davvero. E’ finita. Ho già voglia di fare un’altra mezza maratona.

Paola