Rimini, 27 aprile 2014

Per la terza volta in meno di due mesi eccomi alla stazione di Roma Termini: con me un piccolo bagaglio necessario ad un soggiorno di soli due giorni – uno zainetto contenente perlopiù abbigliamento sportivo – ed uno grande ricolmo di speranza, fiducia ed entusiasmo, alimentati dai risultati ottenuti in questo primo scorcio di anno.

La nuova sfida è la 1° Maratona di Rimini, la degna conclusione di un trittico di Maratone che, nel mio ambizioso piano primaverile, dovrebbe fornirmi delle risposte definitive riguardo la possibilità di mantenermi su buoni livelli nonostante gli impegni probanti e molto ravvicinati. Mi separano dal verdetto finale circa 24 ore e soprattutto gli ultimi bellissimi 42.195 metri, da correre più con la testa che con le gambe, non del tutto libere dalle tossine delle splendide gare di Treviso e Milano. Soltanto qualche anno fa mai avrei pensato di poter trarre tanta soddisfazione, felicità e benessere fisico e mentale da uno sport che i più considerano da “sfigati”, nessuna sfera di cuoio (o pseudo tale) da calciare, nessuna monoposto che sfreccia a 300 km/h, pochi interessi economici e ancor meno popolarità da primadonna… e così, tra un esame introspettivo, alcune riflessioni spontanee ed un sempre meno contenuto compiacimento per i miei risultati (che non m’importa più di nascondere), mi lascio cullare dall’amico treno, silenzioso, comodo e rilassante, veloce e persino puntuale.

Arrivo a destinazione poco dopo le 16, attraverso la piazza della stazione e prendo possesso della mia stanza; mi libero dello zainetto e delle ore di viaggio ed in meno di 10 minuti sono in pieno centro, pochi passi piacevolmente perso tra i gaudenti romagnoli, schivando il nutrito popolo su due ruote… indomiti sportivi, giovani festosi, famigliole in libera uscita ed attempati signori, sembra proprio che nessuno rinunci al piacere di sfrecciare in questo assolato pomeriggio di fine aprile! Questa volta il consueto ritiro del pettorale ha modalità diverse dal solito, non ci sono i numeri, la grande affluenza ed il fastoso villaggio delle Maratone più importanti e partecipate, solo alcuni stand che, opportunamente dislocati intorno all’Arco di Augusto, esaltano lo spirito e la filosofia di vita godereccia tipica del luogo: altro che capi tecnici e prodotti energetici, qua è il trionfo della piadina e della birretta! Mi violento opponendo una strenua resistenza a cotanto ben di Dio ma il sacrificio è soltanto rimandato al post gara, intanto mi lascio inebriare dall’inconfondibile profumo di mare che alcune folate di vento portano fino in centro.

indexDopo un paio di ore serene a zonzo per la cittadina, arriva il tanto atteso momento della cena e ancora una volta mi nascondo dietro all’alibi della necessità di fare il pieno di carboidrati per dare il meglio di me. In un piccolo e grazioso ristorante consumo tagliatelle al ragù, grigliata di verdure, crostata di frutta, ignaro della sorpresa finale: la cuoca esce dalla cucina e, dopo essersi garantita che sia stato tutto di mio gradimento, mi intrattiene con un’amabile chiacchierata nel corso della quale scopro essere una maratoneta molto affermata e conosciuta nella zona, al punto che i commensali me ne parlano entusiasticamente non appena fa ritorno nel suo regno. Con l’irrazionale convinzione che questo casuale e piacevole incontro sarà di buon auspicio, faccio ancora qualche passo e torno a malincuore in albergo, la serata è davvero piacevole ma alcune ore di riposo sono assolutamente necessarie. La sveglia suona alle 6:30, finalmente un orario più umano rispetto a quello delle altre Maratone, la cittadina è a dimensione d’uomo e mi permette un risveglio comodo e meno frenetico del solito. La notte deve aver polverizzato la scorta di glicogeno epatico costruito ieri sera, mi alzo con molto appetito e consumo un’ottima ed abbondante colazione: caffè, sei fette biscottate con marmellata di fragola e di ciliegie e con crema di nocciole, qualche noce, qualche mandorla (sono le uniche cose che porto sempre da casa, una sorta di coperta di Linus…), un paio di fettine di prosciutto crudo.

Dopo aver adempiuto agli impegni fisiologici ed aver appuntato il pettorale sulla canotta societaria, mi dirigo lentamente verso il Palazzo dello Sport, luogo deputato a spogliatoio e deposito borse, a circa 300 metri dall’Arco di Augusto. Ora l’atmosfera è carica di entusiasmo ed eccitazione, è la prima edizione di questa Maratona ed il pubblico è accorso piuttosto numeroso per partecipare ad un evento che speriamo tutti sia il primo di una lunghissima serie. La bella giornata ed il clima caldo sono clienti ormai fissi e se da una parte possono minare la resistenza dei maratoneti, dall’altro offrono ai simpaticissimi riminesi un ulteriore motivo per festeggiare l’evento. Ci siamo, il momento tanto atteso è arrivato, giusto il tempo di provare a recuperare un briciolo di concentrazione, qualche timido tentativo di stretching sul posto, i sorrisi un pò meno sinceri di qualche minuto fa, gli ultimi in bocca al lupo, i colori, le grida ed i saluti dei tifosi: pronti, ai posti, via! La partenza senza griglie e posizionata in una stretta via laterale rispetto all’Arco di Augusto, crea un ingorgo iniziale dal quale se ne esce soltanto dopo alcune centinaia di metri, ma i primi 15 chilometri, corsi lungo il mare in direzione nord, sono davvero bellissimi: complici il percorso ampio e pianeggiante, la presenza pressochè ininterrotta di bar e locali con tantissimi avventori ad incitare e la musica che sembra accompagnarne e stimolarne l’applauso, corro in scioltezza ed allegria, come testimoniano i passaggi al 5°, 10° e 15° chilometro: 4’46”, 4’44” e 4’40” /km, buone sensazioni, buona andatura. Ma esattamente al 15° chilometro, all’altezza di Igea Marina, si abbandona il lungomare, si vira verso l’interno e cominciano un percorso ed una gara molto diversi: l’entroterra riminese è davvero bello ma il sostegno del pubblico viene un pò meno e, soprattutto, cominciano una serie interminabile di sottopassi ed alcuni cavalcavia letteralmente spezzagambe. Al km 20 si arriva all’altezza di San Vito, la prima mezza è andata ed i miei ultimi 5 chilometri a 4’46” /km continuano a darmi fiducia; da questo momento e fino al km 30 il percorso continua ad allontanare i podisti da Rimini, incidendo in particolare sull’aspetto psicologico, ma nonostante brillantezza e lucidità non siano delle migliori faccio leva sulla concentrazione e “decido” (cosa è capace di fare la testa…) che posso amministrare senza grossi problemi questa fase di gara; un grosso aiuto me lo fornisce anche il fisico che risponde bene alle sollecitazioni di questi continui sali scendi, in particolare della salita che porta a Santarcangelo di Romagna: 4’47” /km al 25° chilometro, 4’50” /km al 30° chilometro dove i cittadini del graziosissimo paese applaudono ed incitano come ad una tappa del Giro d’Italia!

Adesso inizia la Maratona, quella dell’acido lattico, dell’appannamento, dello spettro dei crampi, del fatidico “muro” che agita il sonno della vigilia (ma che per fortuna non ho ancora mai incontrato); ma anche quella dell’adrenalina, dell’applauso che diventa sempre più fragoroso, dell’entusiasmo e della gioia finale. C’è un’altra medaglia da conquistare e non saranno certo alcuni ponti e sottopassi, o quelle antipatiche rotatorie degli ultimi chilometri – proprio non le sopporto! – a fermarmi verso il nuovo attimo di gloria! Al 35° chilometro passo in 4’50” /km, non mollo la presa ed anche se la corsa è meno fluida e leggera, le gambe si induriscono e la fatica mi impone uno sforzo supplementare, rientro a Rimini spingendo per quanto mi è possibile, passo al km 40 in 4’45” e mi regalo la passarella finale con uno sprint (4’22” /km gli ultimi 300 metri) sul rettilineo di Corso Augusto, tra gli applausi e l’incitamento delle due ali – meravigliose – di pubblico. Tempo finale 3:21’45” /km, 4’46” /km e 116° classificato assoluto su 1.268 arrivati, oltre ad un centinaio di ritirati.

Dopo tanto correre e parlare, due parole per salutare questa neonata Maratona di Rimini: ottima organizzazione, percorso con una prima parte veloce ed entusiasmante ed una seconda un pò meno veloce ma bella per chi non vuole vincere sempre facile; e poi ristori puntuali, pubblico non sempre numeroso ma caldo e appassionato, ristoro finale grandioso. Infine simpatia, cordialità ed ospitalità… non le scopro certo io, i romagnoli sono i numero 1!  P.S. (per chi ha ancora voglia di leggere due righe) Adesso è davvero tempo di bilanci: le tre Maratone di Treviso, Milano e Rimini, corse tra il 2 marzo ed 27 aprile mi hanno regalato emozioni fantastiche e risultati assolutamente inaspettati, con una media di circa 3 ore e 20 minuti a Maratona. Finalmente posso dare il via alle danze… piadina con i sardoni e birretta! Doppia, grazie!

 

Andrea Mancanelli – primaopoiarrivo.blogspot.it